NOLI ANTICA REPUBBLICA MARINARA 1192 – 1797

 

Sommario:

NOTIZIE STORICHE

Noli è uno dei centri medievali di maggior interesse storico ed artistico della Liguria e ciò non solo perché ha mantenuto pressoché intatta l’antica struttura dell’impianto urbano all’interno delle mura di cinta, ma anche per l’importanza storica ed economica che ha ricoperto durante tutto il Medioevo nel Ponente Ligure.

Il nome “Noli” testimoniato nella forma “Naboli” nei documenti più antichi del 1004 e 1005 deriva certamente da una forma “neapolis” cioè “città nuova” di chiara derivazione greco-bizantina. Anche i dati storici ed archeologici fino ad ora studiati confermerebbero quest’ipotesi. Noli avrebbe quindi avuto, insieme al centro vicino e coevo di Varigotti, il ruolo di importante base di appoggio nella difesa della Liguria costiera.

In mancanza di documenti scritti dei secoli più antichi, sono stati gli scavi archeologici che ancor oggi si effettuano nell’area della chiesa protoromanica di San Paragorio, a fornire la prova di una continuità di vita anche in periodo longobardo e poi franco. Si sa che per tutto il periodo altomedievale Noli ha fatto parte, con Varigotti, di un “comitatus” autonomo e che, in seguito allo smembramento dell’Impero carolingio, viene inserita nella Marca Aleramica sotto il dominio dei Marchesi di Savona - Del Carretto.

L’abilità dei suoi mercanti e dei suoi naviganti, che le permette di organizzare molto presto una propria flotta autonoma e molto efficiente, la pone al livello delle marinerie più antiche come Genova, Savona, Albenga. Il progressivo sviluppo e la sua sempre maggiore potenza economica consentono a Noli di partecipare, a pieno titolo, alla Prima Crociata (1099) traendone notevoli ricchezze e privilegi come dimostrano i trattati (conservati negli archivi storici di Genova) stipulati con Tancredi e Boemondo. principi di Antiochia, e con Baldovino re di Gerusalemme.

Grazie a questa prosperità economica Noli riesce, nel corso del secolo XII, ad affrancarsi dai Marchesi del Carretto, acquistandone, gradatamente, gli antichi diritti marchionali fino a quando, con atto rogato nella chiesa di S. Paragorio, Enrico II del Carretto li cede definitivamente al Comune. La tradizione vuole che questo evento così importante sia avvenuto il 7 agosto 1193; recenti studi hanno, invece, potuto retrodatarlo al 1192.

La piena emancipazione della città viene confermata da Enrico VI di Svevia che, con diploma del 1196, convalida i diritti ed i privilegi acquistati dai Nolesi. Ciò porta Noli a divenire, subito dopo Genova e Savona, Comune libero ed indipendente retto da propri consoli eletti tra tutti i “capi di famiglia”.

Nata la Repubblica marinara di Noli, era necessario dare una forma organica agli ordinamenti del libero Comune formulando degli Statuti: questi sono ancora oggi tra gli ordinamenti comunali più antichi della Liguria. Stretta, però, tra il più potente Comune di Savona ed il Marchesato di Finale - ghibellini e da sempre suoi nemici - Noli, guelfa, avrebbe avuto molte difficoltà ad espandere i propri traffici marittimi. Il libero Comune sceglie, con intelligenza, di allearsi con la più importante Repubblica di Genova. Le antiche pergamene conservate nell’Archivio storico del Comune di Noli comprovano, insieme alle altre vicende storiche della Repubblica, anche i trattati di alleanza stipulati con Genova dai quali emerge chiaramente che Noli, già dal 1202, fu sempre “alleata paritaria”e mai “succube” della Repubblica genovese.

Nel 1239 Papa Gregorio IX come riconoscimento per l’aiuto prestato nella guerra contro Federico II a fianco della Lega, elevò Noli a sede vescovile indipendente staccandola da Savona; tale resterà fino al 1820.

Nell’epoca del suo massimo splendore la Repubblica di Noli era notevolmente più vasta; il suo territorio comprendeva, infatti, parti nei vicini territori di Orco, Mallare, Segno e Vado. La potenza e la grandezza di Noli dureranno sino alla fine del secolo XIV. La sua posizione geografica di naturale rifugio navale che ne aveva favorito la floridezza all’epoca delle Crociate ma che non era più adeguato ai traffici di maggior cabotaggio, la condannò ad un isolamento senza possibilità di espansione. Anche a causa della mancanza di spazio terrestre i Nolesi si trasformarono da audaci marinai e corsari in pacifici pescatori.

Le continue guerre contro le città nemiche di Finale e Savona, le invasioni di spagnoli, milanesi e piemontesi, le scorrerie barbaresche, le precarie situazioni sociali interne, collegate anche alle carestie ed alle pestilenze, contribuirono alla decadenza di Noli.

Il suo declino proseguì sino a che, insieme alla Repubblica di Genova, della quale aveva sempre seguito le sorti come alleata e protetta, passerà, nel 1797, sotto la dominazione francese perdendo la propria indipendenza dopo settecento anni di sostanziale libertà.

La nuova Costituzione della Repubblica Ligure venne approvata dopo “tre giorni di pubbliche preghiere per implorare il divino aiuto” (Archivio Storico Nolese, filza 210) e con canti e balli che si svolgevano intorno all’Albero della Libertà innalzato sulla Piazza Civica (Gandoglia, In Repubblica, p.585).

Entriamo, ora, nel Medioevo attraversando la Porta di Piazza si tratta dell’ingresso principale e centrale della seconda cinta muraria della città (secc. XII-XIII); data l’importanza di questo ingresso, la porta era protetta da un baluardo difensivo, chiamato “rivellino”; esso venne costruito nella seconda metà del sec. XVI e demolito alla fine del sec. XIX.

Ci troviamo nel CENTRO DELLA VITA POLITICA, SOCIALE ED ECONOMICA DELLA REPUBBLICA.

Nella piazza sorge il Palazzo Comunale. Non si conosce con esattezza in quale luogo i consoli della Repubblica appena costituita si riunissero per emanare le leggi e le norme necessarie per governare la città. L’attuale edificio ha subito molte e radicali trasformazioni lungo i vari secoli, specie dal 1797 fino al 1820. Interessanti sono, sulla facciata a mare, quattro belle polifore ogivali e la meridiana recentemente restaurata.

Fino al 1834 al Palazzo si accedeva da una scala in pietra, che si sviluppava davanti all’attuale porta d’ingresso della Torre del Comune che si erge accanto al Municipio. La torre è conservata ancora integralmente e risale al sec. XIII; ha un basamento in pietra verde locale, la parte superiore in mattoni e termina con una merlatura a coda di rondine.

Sottostante il Palazzo Comunale si trova la Loggia della Repubblica (secc. XIV-XV) con due grandi archi in laterizi che poggiano su una colonna ottagonale con capitello a bugnato tipico della fine del ‘300 - inizi ‘400. Interessanti sono le lapidi infisse nel muro della Loggia stessa, proprio davanti alla porta della prigione bassa o Paraxetto e all’anello di ferro usato per la tortura detta dei tratti di corda. Esse ricordano alcuni uomini illustri che a Noli nacquero o soggiornarono.

>>[Lapidi sotto la Loggia della Repubblica]

 

Da Noli, infatti, passò Dante: “Vassi in San Leo e discendesi in Noli” (Purgatorio IV, 25).

Dalla rada di Noli partì Cristoforo Colombo il 31 maggio 1476 per iniziare, dal Portogallo, il lungo cammino che lo avrebbe portato alla scoperta del Nuovo Mondo.

A Noli visse per alcuni mesi, nel 1576, Giordano Bruno insegnando a’ putti la gramatica et legendo la sfera a certi gentilhuomini, prima di morire bruciato come eretico, nel 1600, in Piazza delle Erbe a Roma.

Qui nacque Anton da Noli che scoprì, nel 1460, le isole di Capo Verde.

La Loggia conserva, però, un’altra lapide molto interessante; è la prima a destra verso la Porta di Piazza. Non parla di personaggi ma è l’unico ricordo marmoreo delle ferree leggi che vigevano nella Repubblica.

Poiché nel 1666 gli Antichi Decreti di buon governo, specialmente quelli stabiliti nel 1620 che imponevano, per i forestieri, la sicurezza in cambio del pagamento di 300 scudi, venivano disattesi, il Mag.co Consiglio grande de’ quaranta in legitimo e sufficiente numero congregato deliberava: “Che si facci registrare la sostanza di detto decreto in una pietra marmorea da ponersi ad una delle colonne del pubblico Palazzo, affinché in l’avvenire si tenghi in viridi osservanza, e ogn’uno sappia quello che converrà fare e si guardi bene a non contravenire.

Questo editto si trova ora infisso sotto la Loggia a perenne ricordo! (Gandoglia, op. cit., pp. 279-280).

Dalla Loggia si accede alla Passeggiata coperta che correva da Porta Viale a levante sino al Portello a ponente.

Di questi portici resta percorribile solo la parte a levante, mentre di quella a ponente, inglobata in vari edifici, restano visibili alcuni archi, come quello vicino al Bar Torino ed il Porticato di piazza Mariconi.

>>[Casa-torre e loggia coperta in P.zza Mariconi – sec. XII]

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UNA TORRE PER SCAMPATO PERICOLO

Percorrendo a Levante la passeggiata coperta si arriva in piazza Dante (già piazza Viale).

Anno 1673: il Duca di Savoia nel tentativo di dare uno sbocco al mare ai suoi possedimenti, cercò di occupare Noli, fra tutti i porti liguri quello più facile da conquistare. A tal fine aveva cercato degli “amici” in città che gli facilitassero il compito. Un certo De Vincenti ed altri cittadini non proprio “fedeli” congiurarono per sottrarre la città all’influenza di Genova e consegnarla al Savoia.

Soltanto l’intervento autorevole di Agostino Viale, Senatore della Repubblica di Genova, inviato dal Doge dietro supplica dei consoli nolesi, riuscì a neutralizzare la congiura e a riportare l’ordine e la pace in città. Come ringraziamento i Nolesi gli donarono la Torre della Marina, (sec. XII) la più bella della città. Attorno a quella Torre e ad un’altra più piccola, il Viale fece costruire un palazzo abitato da lui e dai suoi discendenti per più di un secolo e passato, poi, alla famiglia Salvarezza.

>>[Palazzo Viale-Salvarezza _disegno di A. Saporiti 1920_]

 

Questo edificio serbava, fino ai recenti restauri, una palla di cannone inglese conficcata sulla facciata. Era l’unico

segno rimasto del cannoneggiamento effettuato, nell’agosto del 1808, da parte del brigantino “Wizard” e del vascello

“Kent” della marina militare inglese. Essendo, infatti, Noli parte della Repubblica Ligure sotto dominio francese, era considerata dagli Inglesi come una formidabile e temibile “piazza forte”, degna, quindi, di venire rasa al suolo; ciò che, puntualmente, accadde quel pomeriggio del 1° agosto 1808 alle ore 4 pomeridiane.

Così viene descritto l’attacco nella filza 319 dell’Archivio comunale: “Finalmente, dopo una resistenza che il Generale francese Pouget, Comandante del Dipartimento, chiamò opiniatre et honorable resistence, i poveri e nobili difensori si ritiraron alla montagna mentre i predoni derubavano, saccheggiavano e distruggevano ciò che non era asportabile, continuando, nel far ciò, per quasi tre ore il cannoneggiamento.” (Gandoglia , op. cit. p. 640)

Alla fine di Via Transylvania si può ammirare un’altra delle splendide torri di Noli; si tratta della Torre Porta Papona.

La Torre (secc. XIII - XIV), con monofore e bifore gotiche, è posta appena fuori della prima cinta muraria (secc. XI - XII) ed è collegata, con un arco in mattoni, al camminamento delle mura che scendono dal Castello. La Torre servì come deposito per le armi e le munizioni della Repubblica. Dai libri dei conti, conservati nell’A.S.N., si può ricavare che, nel 1581 “il maistro Francesco Colombo era intento a chiudere li barchoni della Torre di Papone, ove si mettevano in deposito le polveri, armi e munizioni portate col leudo di patron Benedetto Badetto”. La polvere da sparo si comprava in barili sia a Genova che a Toirano “al prezzo medio di lire 10 e mezza il rubbo” (Gandoglia, op. cit. pp. 70, 97).

>>[Uno scorcio di Noli medievale, oggi scomparso _col. Barruol, Istituto Internazionale di Studi liguri 1853_]

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POTERE TEMPORALE ED ECCLESIASTICO

La Porta Papona, munita di porta ferrata, si trovava di fronte alla Torre omonima. Nei tempi della Repubblica aveva grande importanza strategica, in quanto sbarrava l’accesso al Monte Ursino che fu sempre l’estremo rifugio degli abitanti di Noli in caso di assalti nemici.

Il Castello di Monte Ursino, nella sua forma attuale, risale ai rifacimenti che Genova volle venissero effettuati, nel 1552, dal Capitano Andrea da Bergamo per adeguare torri e mura ai nuovi tipi di armi da combattimento come, ad esempio, bombarde e spingarde che impiegavano la polvere da sparo. il Castello è formato da un recinto poligonale irregolare che racchiude il poderoso maschio circolare; ai lati sono visibili i resti di due torri più recenti.

>>[Castello di Monte Ursino _sec. XIII_]

 

Per il castello e le fortificazioni di Noli esiste una relazione molto interessante di Giovanni Azzi del 1674. “Premesso che la città è poco difendibile e tutt’al più sono riparabili le mura, egli si sofferma a parlare del Castello, troppo angusto per una buona difesa. Ne propone perciò l’ampliamento per un totale di palmi 329 in lunghezza e di 160 in larghezza in modo da potere ospitare 150-200 soldati, tagliando a picco il terreno e riparando la cisterna, per un totale di lavori del costo di L. 26.000. Dava anche suggerimenti per la difesa del porto: era bene trasportare l’artiglieria dalla nuova piattaforma alla vecchia, che più facilmente batteva gli eventuali legni che volessero effettuare uno sbarco”.

(Calvini, Fortificazioni della Liguria Occidentale nell’età moderna, in R.I.I., 1952).

>>[Pianta del Castello secondo il progetto di G. Azzi del 1674 _A.S.N._]

 

La collina di Monte Ursino racchiude, però, altri “tesori”. “Occorre ricordare che, prima dello sviluppo dell’abitato al piano, nel sec. XII, il primitivo borgo feudale, al riparo del Castello dei Del Carretto, aveva cominciato a svilupparsi sulle ripide pendici del monte e presumibilmente fin sul mare mediante una serie di costruzioni in grandi blocchi, simili alle «casazze» di Calvisio a Finale; di esse restano numerosi avanzi fra le fasce e gli uliveti inclusi nella cinta del sec XIII” (Lamboglia, I Monumenti Medioevali della Liguria di Ponente, p. 156).

>>[Casazza di Monte Ursino]

 

Oltre a queste antiche testimonianze architettoniche sul Monte Ursino si trova anche il complesso monumentale del Palazzo Vescovile. Non si conosce l’originale configurazione dell’edificio che, nella sua forma attuale, è frutto di successivi rimaneggiamenti dal 1554 alla fine del sec XIX. Si sa con certezza che il Palazzo aveva una cappella interna ed una prigione, destinata esclusivamente al clero. Accanto al Vescovado si trova la Chiesa di Nostra Signora delle Grazie. La Chiesa venne costruita, agli inizi del ‘600, sui resti di un “pervetustum informe templum” come attesta una lapide posta sulla controfacciata che venne restaurata, nel 1769, da Mons A.M. Arduini.

>>[N. S. delle Grazie _1769_]

 

Proseguendo per Via Suor Letizia si passa davanti all’ ex Ospedale di S. Antonio (fatto costruire dal Vescovo Arduini nel 1774); più avanti, accanto ad una bella casa-torre, si trova un piccolo porticato che un tempo, attraverso la Porta Chiappella, conduceva fuori le mura verso gli orti e la campagna.

>>[Casa-torre in Via Suor Letizia _secc. XII-XIII_]

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L’ULTIMO BALUARDO DIFENSIVO VERSO OVEST

Dopo aver attraversato Porta Chiappella si giunge davanti a l’Oratorio di S.Anna. L’antico Oratorio dei Confratelli di S.Anna si trovava presso il Vescovado. Esso venne costruito “nel 1569, essendo priore Francesco de Buccellis e sottopriore Geronimo Faja” (Gandoglia, op. cit., p. 383 nota 2). Nel 1750, però, il vecchio Oratorio venne giudicato troppo piccolo e cadente; i confratelli, perciò, deliberavano all’unanimità “la nuova Fabrica d’altro Oratorio nelle case e negli orti delli Sig.ri GioBatta Selvarezza, GioBatta Pastorino e Domenico Bergati, come luogo più proprio, comodo e vantaggioso” (A.S.N. filza 229).

Monsignor Arduini donò, allora, 22.000 lire per la costruzione del nuovo edificio. L’Oratorio venne terminato nel 1771; è in stile barocco con la facciata incompiuta.

>>[Facciata principale Oratorio S. Anna _oggi_]

 

Proseguendo a destra per via Colombo, in quel tratto già via del Borgo, si giunge alla Porta e Torre di San Giovanni.

Questa Porta con duplice arcata ogivale in mattoni sulla quale poggia l’omonima Torre (secc. XIII-XIV), chiudeva ad ovest il sistema difensivo murario di Noli.

>>[Porta e Torre di S. Giovanni _secc. XIII-XIV_]

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MONACI E CAVALIERI

Le emergenze storico-artistico-monumentali di Noli non sono però, racchiuse solo entro le sue antiche mura. Altri luoghi meno conosciuti ma non per questo meno interessanti sono al di fuori dell’antico borgo. Proseguendo per Via Monastero, verso Voze, si nota, accanto ad un’antica fontanella, “un piccolo complesso di edifici adibiti ad abitazioni ma dall’aspetto insolito. Si entra in un cortiletto, in mezzo al quale spicca un pozzo. Intorno al cortile, soprattutto a sinistra e sul lato posteriore, si raggruppano alcune costruzioni composite.” (Polonio, Monache cistercensi a Noli, p. 363). Ci troviamo nell’antico monastero di S. Maria del Rio appartenuto alle monache cistercensi dal sec. XIII fino al sec. XVI quando venne venduto ai frati di Finalpia e cambiò il titolo con quello di S. Benedetto.

>>[Monastero di S. Benedetto: pozzo del chiostro]

 

Ritornando nuovamente verso Porta S. Giovanni possiamo notare, sulla nostra sinistra, la piccola chiesa di S. Giovanni, ora sconsacrata. Essa venne fatta costruire dai Cavalieri di Malta nel sec. XIV e venne restaurata nel 1762. Dell’antico edificio conosciamo la forma originale da una descrizione fatta da Mons. N. Mascardi durante la sua Visita Apostolica del 1585: “E’ fondata fuori delle porte della città, posta da meriggio a settentrione, con una sola navata e con solide pareti in calce e cemento. Ha il soffitto a travi con tetto di lastre di pietra. Il pavimento in cotto è parzialmente guasto. Alle pareti non vi sono sedili se non di pietra. Al lato occidentale ha una porta con battenti antichi. Essendo il corpo della cappella assai profondo, si discende nel pavimento attraverso tre gradini di pietra”.

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QUARTIERE DELLA GIUDECCA O DI PONENTE

L’impianto urbano del quartiere è molto interessante: delle tre strade - G. Bruno, Gregorio IX, Anton da Noli - solo quest’ultima era un tempo, aperta sia lato mare (protetta dal Portello) sia lato monte (protetta dalla Porta della Giudecca). In via Gregorio IX, al numero civico 4, si è conservata un’antica bottega medievale.

Questo quartiere passò alla storia a causa “di un orribile fratricidio, premeditato e compiuto da una scelleratissima donna detta La Bianchina. Essa abitava nella Giudaica, e pare compendiasse nella sua anima nera tutta la perfidia dei Giudei che nei passati secoli avevano popolato quel vecchio quartiere” (Gandoglia, op. cit., p. 357). La donna, infatti, per riuscire a mettere le mani su un notevole patrimonio guadagnato dal fratello minore in Spagna, avvelenò la torta di verdure che gli aveva preparato in occasione della gita alle Voze per la festa di S. Rocco. Il delitto venne, però, scoperto e la donna con il marito complice decapitata; “tanto i beni della vittima quanto quelli dei giustiziati, furono venduti alla publica callega” (Gandoglia, op. cit. p. 362).

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A DIFESA DEL PORTO

Al termine di via A. da Noli, come dimostrano le carte topografiche più antiche, esisteva la Porta difensiva di ponente: il Portello (secc. XII - XIII). Accanto al Portello si trova la Casa Pagliano (secc. XII - XIII); questo edificio medievale, del secolo XIV, già sede dei Cavalieri di Malta e restaurato da Alfredo D’Andrade nel 1906, presenta delle trifore e bifore di grande eleganza.

>>[Trifore di Casa Pagliano]

 

Accanto alla casa a cui è annessa una torre esisteva, costruita nel 1565, una fortificazione detta Forte del Portello. Questo baluardo venne congiunto, in seguito, con un arco ad una torretta detta Torre dello Sperone; all’ultimo piano di essa si trovava la prigione detta la Gabbia, dove venivano rinchiusi i condannati alle pene più gravi. Questo bastione sorgeva sulla spiaggia a difesa del porto.

>>[Torre dello sperone]

 

UN SICURO RIFUGIO PER LE NAVI

Il porto di Noli è sempre stato, grazie alla sua posizione geografica particolare, un riparo sicuro per le imbarcazioni. Protetto contro i venti dalle colline circostanti ed in particolare dal Capo Noli, il porto della Repubblica vide arrivare e partire navi di tutte le nazionalità. Ancor oggi la rada è rifugio e garanzia di lavoro per i numerosi pescatori nolesi.

>>[Immagini di pesca a Noli]

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PRIMA CATTEDRALE DELLA REPUBBLICA S. PARAGORIO

La chiesa, uno dei monumenti protoromanici più importanti della Liguria, sorge fuori dalle mura cittadine ed è circondata da un’area cimiteriale bizantina e altomedievale. Nella sua forma attuale è databile al primo periodo romanico (sec. XI). Gli scavi, avviati nel 1889 da A. D’Andrade, ripresi da N. Lamboglia, fondatore dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, che proseguono tuttora per opera della Sovrintendenza archeologica della Liguria ed hanno evidenziato, sotto l’attuale edificio, la presenza di una chiesa paleocristiana.

>>[Pianta della chiesa: ipotesi di datazione]

 

L’esterno è caratterizzato dalla tipica decorazione lombarda a lesene ed archetti binati in facciata e nella zona absidale, raggruppati a tre e quattro sui fianchi (il lato destro presenta, sotto la gronda, un fregio a disegni geometrici dipinto in bicromia bianco e rosso). Le due absidi laterali sono decorate con arconi che, se non frutto di invenzione del D’Andrade, potrebbero costituire un interessante collegamento con l’architettura carolingia ed ottoniana. Le finestre a doppia strombatura, si aprono sia nelle absidi che sui fianchi, mentre un tipo a forma di croce compare nella cuspide del corpo centrale sia in facciata che verso l’abside.

Quest’ultima è decorata, al di sopra della fascia di archetti ciechi, da undici catini islamici (tunisini e siciliani). Questi recipienti in ceramica, che si configurano come i più antichi della Liguria, hanno permesso di datare esattamente la chiesa alla prima metà del sec. XI.

>>[S. Paragorio: inizio del restauro in una foto del 1887]

 

L’interno ricalca un impianto basilicale a tre navate divise da tre massicci pilastri per parte, tutti di differente fattura. Ai lati dell’ambone due scale portano alla cripta sotterranea. Il presbiterio, rialzato di sei gradini, è arricchito da quindici alte nicchie; nella nicchia rettangolare centrale è affrescato un Crocifisso, mentre nelle due laterali sono raffigurati i Santi Pietro e Paolo. Sull’altare, a metà della navata destra, all’interno di una cancellata neogotica in ferro battuto, è collocato il Volto Santo, crocifisso ligneo policromo con il caratteristico lungo camice di origine orientale. (Varaldo, La chiesa di S. Paragorio a Noli)

Sotto l’ambone, ricomposto da A. D’Andrade durante i restauri del 1889, si trova un’interessante lastra funeraria in ardesia e marmo bianco di forma circolare. Nella lastra sono inseriti cinque tondi; quello centrale è decorato con una rosetta a tre corolle mentre i quattro laterali recano un’iscrizione funeraria: +MCC/LXXXXVI/und(e)cima/die ma-/dii mo/nume(n)tu(m)/d(omi)ni Verd/dane; de/Naulo et (e)re/dum su/oru(m).

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UN SARCOFAGO ROMANO PER ALTARE

San Paragorio, Cattedrale della diocesi di Noli, edificio sacro e prezioso per i Nolesi, rimanendo fuori dalla cerchia di mura della Repubblica, poteva essere facile preda da parte dei pirati barbareschi. Venne così deciso, nel 1572, di trasferire il titolo e la dignità di Cattedrale alla chiesa di S. Pietro dei pescatori (sec. XIII) che era situata entro la cinta difensiva. Data la sua posizione la chiesa era quindi luogo più sicuro e comodo per il clero e la popolazione; il titolo di Cattedrale le venne attribuito nel 1548: per questo essa venne anche ingrandita e trasformata.

Conosciamo l’aspetto della nuova Cattedrale grazie all’accurata descrizione effettuata da Mons. Mascardi durante la sua Visita Apostolica, nel 1585, alla diocesi di Noli: “La nuova Cattedrale del tutto capace ha forma oblunga, con facciata quadrata. Nell’interno sono tre navate, con due ordini di colonne circolari unite con calce. Le pareti sia all’interno che all’esterno sono prive di intonaco. Nel pavimento di calcestruzzo sono poche panche e due sepolture con stemmi e chiusura in marmo. A capo della navata centrale è la cappella maggiore a volta, pavimentata con calce, alla quale si accede per mezzo di un gradino di pietra senza cancelli. Al lato del Vangelo è il trono episcopale, deforme, con panno che nel retro scende a terra, privo di recinto o cancellata. Il coro della chiesa è angusto e senza scanni.

Nel 1647 “il Comune cedeva gratuitamente un magazzino dell’antica stapola del sale per aggrandire il coro della Cattedrale, facendoli anche il donativo di scuti cento da lire 4 da pagarseli sempre e quando il detto coro sarà finito di tutto ponto” (filza 274 A.S.N.).

Nel 1602 vennero trasportate nella nuova Cattedrale anche le sacre reliquie di S. Eugenio fino ad allora rimaste nell’antica Cattedrale di S. Paragorio.

I “Corpi Santi”, come vengono chiamate le reliquie del Santo Protettore, erano conservati in un bellissimo sarcofago romano in marmo scolpito con tracce di policromia. Il sarcofago venne poi rilavorato tra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500; ora è diventato l’altare maggiore della Cattedrale.

Dietro l’altare maggiore si può ammirare un prezioso polittico prove niente da N. S. delle Grazie. L’opera, degli inizi del sec. XVI rappresenta La Madonna col Bambino ed i SS. Sebastiano, Rocco, Giovanni Battista ed Eugenio.

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TORRE DEL CANTO

Al termine di via Sartorio, la vecchia linea ferroviaria che attraversava Noli: “... ha risparmiato l’unica grande Torre ancora alta fino alla sommità, la Torre del Canto, così denominata perché situata nel centro geometrico della città e all’angolo della via proveniente da monte. Essa è curiosamente trapezoidale e non quadrata, ed è forse la più antica fra quelle conservate, avendo ancora abbondanza di elementi romanici e poche aperture in alto ...” (Lamboglia, op. cit. p. 159).

>>[Torre del Canto _secc. XII – XIV_]

 

Scendendo Via Colombo (già “Via del Mercato”) si può notare il maggior numero di edifici civili medievali; di questi si possono ancora vedere molte basi di torri a due piani mozzate alla sommità.

Molto bella è, al numero 17, la Casa Maglio. L’edificio, restaurato recentemente, presenta elementi della prima metà del sec. XIII; ha un portale in grandi blocchi ad arco ogivale, con lunetta cieca e architrave orizzontale e la soglia rialzata di tre gradini sulla strada.

>>[Casa-torre Maglio _sec. XIII – XIV_]

 

La piazza che si apre al termine di Via Colombo, oggi Piazza Manin, si chiamava fino al sec XIX “Piazza delle Erbe”. Il vicolo a destra, Vico Biestro, era un tempo l’unica strada carrozzabile della città e terminava in via Sartorio di fronte alla Torre Peluffo. In questa strada merita particolare attenzione la Casa Medioevale con Loggiato (secc. XII - XIII).

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HOSPITIA ET ECCLESIAE PER I NAVIGANTI E VIAGGIATORI NOLESI

Sulle colline a ponente di Noli si trovano due delle chiese più antiche della Repubblica: San Michele e San Lazzaro.

La chiesa di San Michele è posta sulla collina omonima ed è raggiungibile attraverso un ripido sentiero che parte da Via Belvedere. Eretta dai monaci Lerinensi tra la fine del sec. X e l’inizio del sec. XI, aveva una sola navata con volta a botte ed un’abside semicircolare. Alla fine del sec. XII fu aggiunta la navata sinistra. Di quest’antica chiesetta restano alcuni ruderi, mentre il piccolo campanile, di epoca più tarda, è ancora ben visibile dalla costa. Nulla è invece più visibile dell’ospizio costruito per dare ricovero ai viandanti che, anche per questa difficile via, potevano raggiungere Finale.

>>[Chiesa di S.Michele_la chiesa ai nostri giorni_]

 

Salendo, invece, lungo la mulattiera che inizia al termine di Via 25 Aprile, si possono raggiungere i resti della chiesa di San Lazzaro con annesso ospedale -il lazzaretto- voluto per i naviganti nolesi che dagli scali del Levante, tornavano malati e bisognosi di isolamento e cure. Scrive lo storico nolese Can. Descalzi che: “Verso la metà del XII secolo i nostri Cavalieri di Rodi, solleciti sempre nel soccorrere i pellegrini, avendo per Gran Maestro il Marchese Fabrizio Del Carretto, signore di Finalborgo, sopra amenissimo colle, a poca distanza dal promontorio di Santa Margherita di Noli, ove la vista spazzia per isconfinati orizzonti, eressero una Chiesa con attiguo Ospizio che dedicarono a San Lazzaro.” (Descalzi, Storia popolare, civile..., Savona 1898, p. 205). Dalla filza 19 dell’A.S.N. sappiamo che l’ultimo appestato ricoverato in quest’ospizio fu, nel 1587, “un certo Francesco Ferro, il quale fu messo in quarantena nell’antico lazzaretto con quattro uomini di guardia e col solo infermiere Dominico Lagasio, che aveva l’incarico di dargli la purga

(Gandoglia, op. cit. p. 100). Da quell’anno in poi gli appestati vennero rinchiusi nel castello di Monte Ursino.

>>[Ruderi della Chiesa e dell’ospizio di San Lazzaro _secc. X – XIII_]

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L’ENTROTERRA DI NOLI

Noli non offre solo ai graditi ospiti, spiagge attrezzate e mare sempre limpido! Il borgo medievale è, infatti, circondato da colli ricoperti di argentei olivi, vigneti ben curati, piccoli orti, prati con fiori dai mille vivaci colori. In questo paesaggio mediterraneo sorgono le due frazioni di Noli: Voze e Tosse.

 

VOZE

Questa borgata, che domina la valle del golfo di Noli, ha una storia lunga ed importante. Voze era posta lungo l’antica via ligure romana litoranea. Questa strada, che ricalcava con ogni probabilità il più antico percorso preromano detto “Via Erculea” usato dai “… liguri della costa dediti al commercio ed alla pirateria” (Lamboglia, Vie liguri...) partiva da Vada Sabazia, la Vado romana, centro molto importante fino all’epoca bizantina.

Da Vado la strada romana percorreva a mezza costa la collina di San Genesio e la bassa di Sant’Elena per poi scendere a Spotorno; da lì, in località Serra risaliva ripidamente verso Voze. Per tutto il Medioevo, fino a quando non venne aperta, nel 1817, l’attuale Via Aurelia, questo centro collinare ricoprì grande rilievo nel sistema di collegamento tra Noli, l’Oltregiogo ed il Basso Piemonte, favorendone le attività commerciali.

A Voze si trovava, inoltre, nella Piazza degli Olmi, la frontiera tra la Repubblica di Noli ed il Marchesato del Finale. Questi confini sono ricordati nella Lapide posta sulla porta dell’antica chiesa parrocchiale (quella attuale risale al 1777).

Sempre sulla piazza dove era posta la linea di demarcazione tra i due Stati, si trova ancora una “Casetta di guardia” che, nella sua forma attuale risale al 1773, ma che esisteva da sempre. Ai due lati della strada delle Voze, infatti, presso la piazza delli olmi, in due casette distanti non più di otto passi l’una dall’altra vegliavano armate di archibugio le guardie della Repubblica di Noli e quelle del Marchesato del Finale. Delle due casette si è conservata solo quella delle “Voze di Noli”.

>>[Posto di guardia delle “Voze di Noli”]

 

TOSSE

Questo paese viene nominato, per la prima volta, in un documento del 1189, riguardante una delle frequenti liti tra il Vescovo ed i cittadini di Savona da una parte ed i Nolesi dall’altra. Al Vescovo di Savona vengono assegnati, fra gli altri possedimenti, “in Toxi campos duos”. Tosse è racchiusa fra due torrenti: il Coreallo che segnava fino all’epoca napoleonica il confine della Repubblica con Spotorno ed il Crovetto. Specialmente il confine che si trovava lungo il Coreallo fu oggetto di furiose liti con gli uomini di Spotorno che andavano dicendo che quei di Tosse avevano usurpato terre che appartenevano a loro. Solo dopo 23 mesi venne stabilito che: “Cominciando dal mare il ritano o fossato del Coreallo segnerà il confine tra Noli e Spotorno, in modo che le terre o possessioni che si trovano a levante di detto ritano, siano di Spotorno, e che quelle che sono a ponente, appartengano al territorio di Noli” (A.S.N. filza 257). Dell’antico confine si può ancora vedere il mulino posto sulla destra orografica del torrente.

Il nucleo più antico di questo borgo collinare si trova in località Cardavia. Ancora oggi alcune di quelle vetuste dimore, ristrutturate, sono utilizzate come abitazioni, ma la maggior parte di esse è stata abbandonata ed i ruderi sono oramai quasi completamente nascosti dalla vegetazione.

Un altro nucleo “molto piccolo” di case antiche si trova dietro la chiesa, costruita nel 1748 quando venne istituita la parrocchia di Tosse. In questo borgo antico posto tra cielo e mare e circondato da scoscese e boscosissime colline si possono rivivere sensazioni di tempi passati e riassaporare momenti di gioia e di pace oramai dimenticati.

>>[Borgata Cardavia]

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TREKKING NELLA STORIA

Terminiamo questa guida storico-culturale proponendo due interessanti escursioni archeologico - storico - naturalistiche nell’ entroterra.

 

VOZE

Da questa frazione si può ripercorrere un tratto di una delle vie consolari più importanti: la Julia Augusta.

Questa strada partiva da Vado, passava da S. Genesio fino alla Bassa di S. Elena. Da qui oltrepassava il valico e, mantenendosi in quota sulla dorsale collinosa del Monte Mao e del Berba, si collegava con Magnone; scendeva poi lungo il ritano di Ponci per giungere, passando da Calvisio, a Finale.

Per arrivare all’inizio dell’itinerario si percorre in macchina la SP 54 Noli-Voze fino al bivio per la Chiesa e il Cimitero di Magnone e quindi si raggiunge la Cappella di S. Giacomo. Seguendo il segnavia () dei “Sentieri del Finale” si può percorrere, fino al fondo valle questa importante via di comunicazione romana. Di essa sono ancora visibili i cinque ponti che permettevano di attraversare il torrente oggi quasi arido, ma che, un tempo, doveva avere una portata d’acqua tale da giustificare la presenza di queste grandiose opere viarie.

>>[Ponte di Ca’ du Puncin]

 

TOSSE

Si prende la SP 8 Spotorno – Portio - Finale e si oltrepassa l’abitato di Portio; dopo 800 metri si sale a sinistra per la Borgata Rocca. Si può proseguire in macchina fino al termine della strada asfaltata e, seguendo il segnavia () dei “Sentieri del Finale”, si giunge dopo 15 minuti al “Ciappo del Sale”. Esso è costituito da diversi lastroni di roccia calcarea ricchi di detriti di conchiglie fossili e di colore biancastro. Su queste lastre arenacee sono visibili numerosissime incisioni rupestri alcune delle quali molto antiche.

Il complesso dei segni incisi può essere diviso in cinque gruppi distinti:

Tipo A) Figure umane, casette, croci rettilinee, coppelle quadre e segni vari profondamente e nettamente scalpellati, moderni o ripassati;

Tipo B) coppelle emisferiche od ovali con canaletti;

Tipo C) figure antropomorfe stilizzate sicuramente antiche;

Tipo D) figure varie indeterminate, capanne;

Tipo E) segni cruciformi con o senza coppelle.

(Leale Anfossi, Le Incisioni Rupestri del «Ciappo del Sale», pp. 39; 40 - 41)

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REFERENZE

Testo e immagini tratte dal depliant “NOLI V Repubblica Marinara 1192 – 1797” dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri - Sezione Sabazia -

 

Realizzazione del depliant cartaceo

Testi di Adriana Marano (Ist. Int. di Studi Liguri)

Fotografie di Vittorio Bonora (Soc. Sav. Storia Patria)

Fonti fotografiche del Comune di Noli

grafica/stampa di Aditec

 

BIBLIOGRAFIA

Fonti manoscritte

Archivio Storico Comunale di Noli pergamene

Archivio Storico della Diocesi di Savona - Noli Mons. N. Mascardi Visita apostolica, 1585

Fonti edite

AAVV, l’Antica Diocesi di Noli. Aspetti storici ed artistici, Genova 1986

L. Descalzi, Storia popolare, civile, religiosa di Noli, Savona, 1898

B. Gandoglia, La città di Noli, Savona 1885

B. Gandoglia, In Repubblica, Savona 1913

N. Lamboglia, in L. Giordano, Vie liguri e romane da Vado a Ventimiglia, in Collana Storico Archeologica della Liguria Occidentale, Casale Monferrato, 1932

N. Lamboglia, I Monumenti Medioevali della Liguria di Ponente. Torino, 1970

M. Leale Anfossi, Le incisioni rupestri del “Ciappo del Sale” nel Finalese, in Rivista Ingauna e Intermedia, n.s., anno XXXVI, n. 1-4 gennaio – dicembre 1971

V. Polonio, Monache cistercensi a Noli: Santa Maria del Rio, da il Monachesimo benedettino in Liguria, in Atti della Società Ligure di Storia Patria, n.s. XXII, Genova, 1982

M. Ricchebuono, Noli e il Finale, in Touring Club, Regione Liguria, 1982

C. Varaldo, La Chiesa di San Paragono a Noli e la zona archeologicq, Savona 1985

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